Aggiornamento da Bishkek, Kyrgyzstan

Vista la rarità delle occasioni di fermarsi e scrivere qualcosa, ogni occasione deve essere colta al volo. E mentre a Samarcanda non potevo accedere a questo sito, a causa delle restrizioni del governo Uzbeko all’uso di alcune piattaforme (tra cui WordPress), da qui posso aggiornare personalmente la situazione ringraziando Elisabetta per essersi presa l’onere di occuparsi del sito al posto mio.

Samarcanda pt.2: Come sempre riprendo a descrivere gli eventi dall’ultimo aggiornamento, siamo quindi appena arrivati a Samarcanda e abbiamo trovato una buona sistemazione in un B&B. Per trovarlo abbiamo girato almeno 2 ore per gli stretti e pittoreschi vicoli di questa città millenaria.

Accanto alla nostra camera ritroviamo un team inglese del Mongol Rally che avevamo perso dopo Vama Veche in Romania, e che erano riusciti ad arrivare nonostante un ammortizzatore esploso della loro Volkswagen Polo vicino a Volgograd, Russia. Dopo una doccia ci uniamo a loro per un thè e ci rilassiamo all’ora del tramonto sulla terrazza con vista sui tetti in lamiera dei sobborghi di Samarcanda. Penso a come questa città, un tempo ritrovo per carovane lungo la via della seta, viva ancora questo ruolo di punto di riferimento per noi del Mongol Rally. Quando ho avuto questo pensiero mi sono sentito parte di qualcosa di mistico, enorme e molto antico, forse indebolito nei secoli ma ancora capace di stupire i viaggiatori. Ci fermiamo per cena in un ristorante tradizionale, dove mangiamo discretamente ma spendiamo una fortuna, rispetto alla media dei prezzi più che modici. L’indomani iniziamo la nostra esplorazione di Samarcanda, a dire il vero molto limitata alla zona del Bazar: un vero e proprio mercato all’aperto dove viene venduto ogni genere di cose: c’è il banco della frutta, della verdura, del pesce (chissà da dove viene), della carne, delle spezie, dei vestiti, degli articoli da casa, si trova di tutto.

Ma non è un mercato turistico, è un normale mercato rionale solo più caotico e colorato. Andreas si cimenta nell’arte del contrattare i prezzi con i locali che, come a Istanbul riescono comunque ad avere larghi margini di guadagno. E’ difficile capirlo subito perchè i prezzi non sono mai esposti, e pare che tutti si siano messi d’accordo dal prezzo da fare agli stranieri.. ma acquistare qualcosa contrattando non ha prezzo. La gente appare molto felice di vederci, alcuni chiedono di essere fotografati e si mostrano molto amichevoli.

Passiamo così alcune piacevoli ore, prima di tornare alla nostra camera e dividerci. Decido di farmi accompagnare dal ragazzo della reception verso un buon meccanico in cambio di un passaggio lì vicino per sbrigare alcune commissioni. Mi porta così davanti ad una piccola officina, disordinata e sporca dove 5 meccanici stavano allegramente chiacchierando tra di se. Come mi fermo lì davanti sono tutti intorno alla macchina, compresi il gommaio e quello che dovrebbe essere l’elettrauto delle officine adiacenti (solo che anche lui fa il gommaio). Uno di loro mi offre 1000$ per l’auto, ma declino l’offerta gentilmente. Mi spiegano che in Uzbekistan le scelte dell’auto sono limitate alle vecchie Lada (davvero numerose) oppure alle Chevrolet Matiz che ho scoperto essere prodotte non lontano da lì. E mi dicono che sulle buche se la cavano meglio le Lada, ma le Matiz danno meno problemi, anche se vorrebbero un motore più grande dell’800cc a tre cilindri. Quando spiego loro che la mia di cilindri ne ha 4 e che è un 1100 tutti sorridono e fanno segno di ok con il pollice. Nel frattempo cerco di farmi capire dal capo officina, gli mostro i ganci divelti del portapacchi e gli faccio capire cosa deve fare per riportarlo nella giusta forma. A quel punto mi rendo conto di non aver portato con me la macchina fotografica, ho fatto qualche foto col cellulare che posterò al mio ritorno: ben 5 meccanici si mettono a smontare tutto, e mentre due mettono i ganci nella morsa per prenderli a martellate, un altro con un trapano fa dei buchi per spostare le luci sul tetto. Nel frattempo io con un altro di loro smonto il filtro dell’aria per “soffiare” via la tanta polvere raccolta. Il quinto controlla la pressione delle gomme. Nel giro di un pomeriggio in questa officina con veri attrezzi MADE IN URSS l’auto è a posto e il portapacchi è più solido che mai, anche se gli agganci posteriori proprio non vogliono stare al loro posto, e sono costretto comunque a legarli con una cinghia alla scocca dell’auto. Costo totale del lavoro di 5 meccanici per un pomeriggio è di 10$, e tengo a precisare che per le martellate non si è trattato di un lavoraccio spartano, ma di un lavoro di precisione molto meticoloso che ha rischiesto numerosi tentativi. Recupero il ragazzo della reception, e mentre torno incontro per strada gli Skallywags col Suzuki Wagon R+, amici inglesi conosciuti in Romania, e decidiamo di fare insieme la strada nei giorni seguenti. Con loro anche Jerome dei Bruxelles Raiders con la Peugeot 206 SW che avevano rotto la cinghia dell’alternatore, riparata dallo stesso meccanico. Poco dopo siamo raggiunti da Chad e Poppy con la versione della Vauxall del Suzuki Wagon, che dalla partenza si è bevuto ben 7 litri di olio. Realizzo che ad altri fin ora è andata molto peggio, portapacchi a parte l’auto si è dimostrata davvero all’altezza, e riguardo all’olio il livello non è sceso di una goccia. Fissiamo di vederci la sera per parlare e ripartire due giorni dopo. Ceniamo con gli svizzeri della panda, cui si sono aggiunti gli altri svizzeri del team “I drive therefore I am”, che parlano italiano, e discutiamo del Tajikistan e a quanto sia spiacevole ciò che sta succedendo, sia per noi che per la popolazione locale. La Pamir rimarrà credo la più grande mancanza del Mongol Rally 2012 per tutti coloro che l’avevano programmata. La mattina dopo gli Skallywags decidono di partire, mi sveglio di soprassalto per aggiornare il sito nel più breve tempo possibile e partiamo da Samarcanda 4 ore dopo i nostri amici sperando di ritrovarli lungo la strada. Incerti se aver fatto la cosa giusta o no, decidiamo di tentare in tutti i modi di raggiungerli, non volendo fare altra strada da soli. Le strade per fortuna consentono di tenere una velocità adeguata almeno fino a Tashkent, poi la strada diventa tortuosa e inizia a salire. Scende la sera, e passiamo almeno tre ore nella strada che arriva a Fargana su una specie di statale molto buia con i fari delle auto nell’altra corsia che rendono molto complicato l’identificazione delle buche nascoste, per fortuna mai letali. Non siamo felici di guidare di buio, ma si è reso necessario per non trovarsi soli. Riusciamo senza troppe difficioltà a raggiungere verso mezzanotte il loro hotel, e parcheggiamo accanto alla loro auto. L’hotel è troppo costoso per noi, e dormiamo in macchina.

La mattina seguente, dopo una colazione “russa” a base di hamburgher e salse strane, ripartiamo verso Osh in Kyrgyzstan, il cui confine è a pochi chilometri.

Kyrgyzstan: La frontiera per uscire dall’Uzbekistan è stata lenta, ma non complicata. Ma la più veloce è stata quella per entrare in Kyrgyzstan: nessun controllo, pochissimi documenti, nessuna registrazione per l’auto, nessuna tassa. Sembrava di vivere un bellissimo sogno, un solo timbro sul passaporto e via! I nostri saranno gli ultimi visti per il Kyrgizstan con timbro, dal momento che da pochi giorni non è più necessario avere il visto per entrare in Kyrgizstan. Un segno di ospitalità che scopriremo essere solo l’introduzione a un paese di una bellezza sconfinata, con gente oltremodo gentile e disponibile con strade perfette e paesaggi incredibili. Nessuno si immaginava di incontrare tutta questa bellezza proprio in Kyrgizstan, sono tutti concentrati sulle strade scoscese del Pamir. Invece proprio avendo qualche giorno in più da spendere qui ci siamo resi conto di quanta bellezza c’è intorno a noi. Ci fermiamo a Osh in un hotel economico (3$ a testa) molto fatiscente e bisognoso di cure.

Lasciamo i bagagli e decidiamo di sfruttare il resto del giorno girellando allegramente. Mangiamo una zuppa locale e ci tuffiamo nel bazar, se possibile ancora più interessante di quello di Samarcanda. Forse (anzi decisamente) meno pulito, ma molto tipico. Anche qui non ci sono molti turisti, e il bazar è il luogo dove i locali vengono a comprare ciò di cui hanno bisogno.

Ovunque bancherelli di meloni, cocomeri, frutta, carne con mosche, teste di capra, pane con mosche, pesce essiccato per strada e tante altre leccornie di cui abbiamo acquistato solo una piccola parte per campeggiare il giorno dopo (volevo una testa di capra, ma poi non l’ho presa m’annaggia). Le teste ci capra sono diffuse anche grazie allo sport locale, che è una specie di polo (quindi a cavallo) credo senza palla, dove come mazza i cavalieri usano il corpo di una capra decapitata. O forse la capra morta è la palla. Non ho capito bene, ma c’è anche una versione più difficile che al posto della capra vede un lupo (decapitato) che però spaventa i cavalli (e non solo).. Più tardi una bella doccia, cena e incontriamo in una birreria degli inglesi simpatici, da tre settimane in Kyrgizstan che si mostrano molto interessati al rally, e gli mostriamo fieramente le auto. Quando torniamo verso il bar, siamo raggiunti da un cantante con flauto traverso nordcoreano che, completamente ubriaco, suona e canta canzoni forse coreane e sembra avere una particolare simpatia per Andreas. Stanchi della giornata ci ritiriamo in questo ordinato e simpatico hotel, ma prima di dormire io e Andreas tentiamo (senza troppo successo) di riparare lo sciacquone del tutt’altro che immacolato cesso, che non finiva mai di riempire il suo serbatoio molto rumorosamente. Dormiamo abbastanza bene, facciamo colazione praticamente a base di pane secco (sembrava ripieno ma non era vero) e ripartiamo verso Bishkek. Sono circa 650km, non tantissimi se non fosse che le strade, in ottimo stato, sono molto molto in salita, piene di curve e tornanti e zeppe di camion. Ma il paesaggio montuoso che si para davanti a noi è davvero unico e incredibile: mai viste montagne così ripide e con colori così incredibili, dal marrone-rosso della roccia, al bianco della neve, al verde che cresce nelle zone più pianeggianti. Intanto la strada è circondata da rottami, discariche rugginose, come in contraddizione con la natura imponente. Per strada invece arrancano vecchi camion, alcuni decisamente sfortunati.

Restiamo estasiati mentre continuiamo a salire, quando la strada si assesta a quota 2500-2700 slm (forse) e iniziano, verso pomeriggio tardi, ad aprirsi davanti a noi le steppe del Kyrgizstan, i cui abitanti locali vivolo nelle tradizionali Yurte simili a quelle mongole, vivendo di allevamento di capre e cavalli. L’unico elemento che fa capire che non siamo ai tempi di Gengis Khan sono i tralicci dell’alta tensione, l’asfalto per strada e qualche vecchia e scassata Audi 80 parcheggiata di fianco a queste tende. Per il resto, credo, è tutto invariato da secoli.

Guidiamo per tutto il giorno e ci fermiamo per montare le tende e dormire in uno di questi splendidi pascoli, letteralmente in mezzo al niente più totale se non fosse per la vicina statale trafficata dai tir. Cuciniamo per noi e gli Skallywags un pò di pasta e andiamo a letto molto presto, anche perchè le temperature sono scese clamorosamente e faceva un gran freddo.

Vengo svegliato verso le 8 da dei ragazzi del posto, che ridendo ci svegliano mentre gironzolano incuriositi dalle auto e dalle nostre ridicole e piccole tende occidentali. Gli altri dormono mentre cerco di capire che intenzioni abbiano questi ragazzi. Sorridendo uno di loro indica un auto ferma col cofano aperto sulla statale facendo cenno con le braccia incrociate che si è fermata. Mi faccio accompagnare e trovo il padre dei ragazzi, un anziano signore Kyrgyzo che mi mostra l’interno del cofano della sua Audi 100 metallizzata, col bollino “D” sul dietro (Deutshland), probabilmente una delle auto rottamate dalla Germania. Mi accorgo subito del problema: manca la cinghia dell’alternatore, la macchina deve essersi fermata per la batteria scarica. Vengo raggiunto da James degli Skallywags, gli mostro il problema e offriamo all’uomo di trainare la sua auto verso il paese più vicino. L’uomo ringrazia e rifiuta l’offerta. Lo salutiamo e ci allontaniamo dispiaciuti e convinti di non poter far altro per lui. Sentiamo un rombo, ci giriamo e vediamo l’intera famiglia a bordo della vecchia Audi allontanarsi verso l’orizzonte! Restiamo basiti, chiedendoci come abbia fatto a ripartire. E’ un mistero che tutt’ora non mi spiego, forse c’è una magia che spinge avanti le auto che ci passano accanto: dall’Azerbaijan in poi sono sempre più vecchie, rugginose e rumorose, ma continuano rattoppate a portare in giro gli attempati proprietari. I giovani usano auto economiche più moderne, che modificano per renderle il più tamarre possibile. Chissà se la nostra Seicento avrà un destino simile. Ripartiamo dopo una vera e propria colazione all’inglese a base di thè, uova strapazzate e pane per arrivare un paio di ore dopo a Bishkek.

Confermo la mia impressione sul Kyrgyzstan: è lo stato asiatico incontrato fin ora di gran lunga più equilibrato: la gente non è certo ricca, ma non vive nella miseria, e le città, le strade e le cose pubbliche sono in buono stato. Troviamo una città caotica ma accogliente, piena di parchi e viali alberati. Dopo qualche tentativo a vuoto troviamo il Sakura Hostel gestito da una simpatica coppia Giappo-Kyrgiza. Non c’è abbastanza posto per tutti, dormirò su un materasso per terra, ma almeno è un posto pulito e c’è una connessione (lenta) ma sufficiente per scrivere questo aggioramento.

Mando un abbraccio a tutti quanti, ho visto in quanti seguite il nostro sito, ci fa un immenso piacere. Grazie a tutti e al prossimo aggiornamento, forse dal Kazakistan dove saremo dal 9 in poi. Non aver fatto la Pamir a causa della guerra ci ha portato in anticipo di qualche giorno sulla tabella di marcia, è possibile che quindi anche il nostro arrivo sarà un pò anticipato.
Potete seguire la nostra posizione da QUI.

6 thoughts on “Aggiornamento da Bishkek, Kyrgyzstan

  1. Quanti posti meravigliosi avete sfiorato nel vostro viaggio, si ha l’impressione che non basti una vita intera per vederli tutti

  2. Samu le foto sono bellissime!!! Menomale che non l’hai presa la testa di capra, come minimo ti fermavano all’aeroporto per contrabbando di teschi ovini… Poi il polo con i lupi decapitati me la devi spiegare…

  3. Quando tornate s’organizza un torneo di polo con capre come mazze e teste di lupi come palle😉 Altro che dodgeball!!! Fate i bravi,
    La sorellina di Abù.

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