Cos’è il Mongol Rally

“Nihil sub sole novi” [anonimo]
Niente di nuovo sotto il sole.
Ma chi era questo anonimo? Un vecchio saggio di mille anni fa, vecchio, saggio e lamentoso.
Niente di nuovo.
E si lamentava. Lui si lamentava.
Certo perchè alla sua epoca l’intero continente Americano era già stato scoperto e di certo aveva un televisore che gli straparlava di ogni cazzata o fatto che avviene in ogni angolo della terra, in tempo reale. Il suo mondo doveva essere di una noia mortale. E il nostro allora?
Ma per favore.
E’ anche storicamente molto difficile che avesse un GPS per farlo arrivare a “destinazione”. Dubito che la Lonley Planet cagasse fuori ogni sorta di mostro cartaceo per dirti in quale bagno andare in Nicaragua. Quel vecchio barbuto ha avuto vita facile. Le sue mappe avevano confini misteriosi. Noi girovaghiamo in cerchio attorno a una conosciutissima sfera (o un geoide). Senza senso. E sappiamo già cosa ci aspetta, dove andremo a mangiare, dove dormiremo. Magari a sconto. La sicurezza e la tranquillità della prenotazione ha ucciso il senso di avventura, della scoperta. Abbiamo sempre meno tempo per viaggiare, nessuno può permettersi di perdersi e mancare la tabella di marcia.

Famosi esploratori hanno già camminato oltre i confini di ogni mappa, c’è la fila per raggiungere la cima più alta del mondo, ogni millimetro quadrato o quasi del nostro pianeta è stato digitalizzato dai satelliti e sbattuto sul telefono cellulare di chiunque se lo possa permettere. Non c’è più spazio per l’avventura vecchia scuola? Viviamo in un mondo ermetico, dove usare una scala a pioli è considerato inaccettabilmente pericoloso e fare un viaggio avventuroso significa un escursione guidata su una montagna o soggiornare in un hotel con troppe poche stelle.

Quelli di The Adventurist, che organizzano il Mongol Rally, credono che ci sia ancora avventura nel mondo. Si deve solo cercare quel qualcosa in più per trovarla, buttare il proprio GPS e gettarsi nel mondo per vedere che cosa succede.

Immaginatevi di perdervi in un deserto sconfinato, centinaia di chilometri dalla civiltà, a bordo di una macchina che persino vostra nonna sarebbe imbarazzata di gudare. Quando l’unica persona in grado di riparare i guasti sei tu e nessun altro, quando portarsi due ruote di scorta e due taniche di benzina potrebbe non essere sufficiente.

Il Mongol Rally è questo. Restare bloccati, sperduti e nei guai quando per ritrovare la strada si deve contare solo su se stessi.

Il Mongol Rally è attraversare un terzo della superficie del pianeta Terra; senza assistenza e senza nessuna idea di cosa potrevve accadere. Su una Panda. Quella vecchia.

16000km di pura avventura tra montagne, deserti e alcuni tra i più remoti e accidentati terreni del mondo. Tutto su una macchina progettata per la spesa settimanale.

Il Mongol Rally ha un punto di partenza e un punto di arrivo. Il punto A e il punto B. Cosa accade tra questi due punti nessuno può saperlo, e questa è avventura.

Fino a questo momento solo il Mongol Rally ha raccolto circa due milioni di euro in beneficienza. Come team devo raccogliere non meno di 1200euro da mandare in beneficienza, 600 dei quali andranno ad una organizzazione scelta dagli organizzatori (quest’anno la Lotus Children’s Centre Charitable Trust), gli altri 600 da destinare a chi decide il team. Questi soldi fanno una grandissima differenza per le persone più povere della Mongolia e degli stati attraversati dal Rally.


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